Il Racconto dell’Ancella: la distopia di Margaret Atwood nel confronto tra romanzo e serie TV



Ci sono opere che, pur nascendo in un preciso contesto storico, continuano a parlare al presente con una forza quasi disturbante. Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood è una di queste: una distopia politica e religiosa che interroga il rapporto tra potere, corpo femminile, e controllo sociale. Il romanzo del 1985 è tornato al centro dell’attenzione grazie a una fortunata trasposizione televisiva. La sua forza destabilizzante è andata sorprendentemente intensificandosi negli ultimi anni, soprattutto perché costruisce il proprio orrore non sull’impossibile, ma su elementi riconoscibili e storicamente plausibili.
La Atwood ha dichiarato che non c'è alcuna violenza descritta nel romanzo che non sia già parte della memoria dell’umanità. Un gruppo di estremisti religiosi ha rovesciato il governo americano tramite un colpo di Stato, cancellato la Costituzione e fondato un regime totalitario e teocratico chiamato Repubblica di Gilead.
Il mondo era stato sconvolto da esplosioni nucleari, cambiamenti climatici e sterilità diffusa. Al fine di invertire la crisi delle nascite la teocrazia di Gilead costringe giovani donne fertili al ruolo di Ancelle, emulatrici del passo biblico nel quale la sterile Rachele offre a Giacobbe la propria schiava Bila:
"Unisciti a lei; essa partorirà sulle mie ginocchia e anch'io avrò una progenie per mezzo di lei" (Genesi 30,3).
La “cerimonia” di fecondazione si svolge ogni mese nella dimora di ogni coppia che possa permettersi un’Ancella: questo è il destino di June, la protagonista del racconto.
Gilead si regge dunque sullo stupro legalizzato. I figli nati dalle ancelle vengono tolti alla madre e affidati alla coppia che li alleverà come figli naturali.
Il regime costringe le Ancelle all’obbedienza servile attraverso ricatti, violenze e un’organizzazione sociale che non concede loro la minima libertà personale.
Atwood aveva probabilmente in mente lo stravolgimento prodotto dalla rivoluzione islamica in Iran, soprattutto riguardo alla condizione femminile; tuttavia, anziché concentrarsi sull’islamismo, ha sviluppato una sorta di sincretismo ebraico-cristiano, forse influenzata dalle proprie origini metodiste, benché l’autrice si dichiari agnostica.
Leggendo il libro, l’impressione è che Gilead si fondi su un iper-fondamentalismo veterotestamentario, nato all’interno del cristianesimo estremista americano e composto da adepti suprematisti bianchi, dal quale è stato completamente rimosso il messaggio evangelico.
Le fonti ispiratrici, però, non si limitano a questo aspetto: Atwood attinge anche all’ascesa, negli Stati Uniti, della Moral Majority di Jerry Falwell e della destra televangelista dell’era Reagan.
Concentrare l’attenzione sull’Islam sarebbe stato molto meno coinvolgente per il pubblico americano.
June Osborne è costantemente al centro dell’attenzione. La sua antagonista principale è Serena Joy Waterford, ideatrice del regime di Gilead e moglie del Comandante Fred Waterford. Quest’ultimo, collega di Serena prima del matrimonio, è entrato nella logica del nuovo regime che vieta alle donne, e quindi anche a Serena, la lettura e la scrittura, relegandole alla gestione della casa e della servitù. Nel libro Serena Joy mostra di accettare le regole che lei stessa ha contribuito a creare, scaricando tensioni e aggressività su June.
Tuttavia, la ribellione al regime esiste e lentamente si fa strada, senza però giungere a un’espressione davvero dirompente. Il libro si chiude con un finale aperto e immaginifico.
Da questa materia narrativa nasce anche la trasposizione televisiva, oggi disponibile su Amazon Prime.
Delle sei stagioni che la compongono, solo la prima è una rivisitazione molto fedele e completa del romanzo; le altre cinque costituiscono una possibile evoluzione della storia. Atwood stessa, nel commentare il finale del libro, non ha disconosciuto il lavoro degli autori della serie. L’autrice, inoltre, ha seguito da vicino l’adattamento televisivo e nel 2019 ha pubblicato The Testaments, sequel del romanzo incentrato anche sulla figura delle figlie delle Ancelle.
La serie TV mette bene in evidenza il taglio introspettivo di Atwood: sono frequentissimi i primi piani di Elisabeth Moss, produttrice degli episodi televisivi e interprete di June Osborne, sradicata dal mondo pre-Gilead e costretta a diventare l’Ancella della coppia Waterford.
Sotto questo aspetto, il confronto tra libro e serie TV è positivo, anche se alla lunga le insistite inquadrature sul volto della Moss possono risultare appesantite. Il resto della serie è più discutibile, soprattutto nelle ultime due stagioni, dove alcune ingenuità e soluzioni di trama mettono a dura prova la sospensione dell’incredulità. Le esigenze narrative hanno portato gli sceneggiatori a sorvolare sulle regole più rigide del sistema di Gilead, ammorbidendole a seconda delle necessità.
Tuttavia, la serie ha tra i suoi punti di forza la fotografia, il montaggio e la recitazione degli interpreti. Notevoli, oltre a quella di Elisabeth Moss, le interpretazioni di Yvonne Strahovski nel ruolo di Serena Joy, di Ann Dowd nel ruolo di zia Lydia e di Madeline Brewer nel ruolo di Janine.





Commenti

Post popolari in questo blog

Chi è l'Angelo Vendicatore? | Primo romanzo della Tetralogia Darkness | di Damir P.V. Fillén

The Empyrean, da Fourth Wing a Onyx Storm | La serie romanfantasy che sta spopolando in libreria | Una recensione no spoiler.

LE NOTTI MAGICHE DEL MAGAZZINO EM MOTORICAMBI | di Elisabetta Muraca