Outlander: Il cerchio si chiude (o forse no?)



Diana Gabaldon iniziò a scrivere il primo volume di Outlander nel 1991, a trentanove anni. Si dice che l’ispirazione le venne guardando un episodio di Doctor Who, "The War Games", dove compariva un giovane scozzese in kilt. All’epoca, la scrittura non era la sua priorità, ma in soli diciotto mesi portò a termine il lavoro. La scalata al successo iniziò grazie a CompuServe — l’antesignano del Web — dove Gabaldon pubblicava capitoli in un forum letterario. Notata da un agente, la sua opera è diventata il monumento letterario in dieci volumi che conosciamo oggi. Nel 2014, il successo si è consolidato sul piccolo schermo con la serie televisiva che ha conquistato milioni di fan.
Ma cos’ha di tanto particolare Outlander?
La sua forza risiede in un’anima ibrida, capace di intrecciare generi diversi con estrema naturalezza:
Il dramma storico: una ricostruzione impeccabile dei costumi e della politica del XVIII secolo, dalle rivolte giacobite volte a ristabilire uno Stuart sul trono di Scozia.
Il fantasy magico: il viaggio nel tempo, trattato come un fenomeno naturale, privo di spiegazioni pseudoscientifiche.
Il romance: un legame epico tra Jamie (Sam Heughan) e Claire (Caitriona Balfe) che evolve e matura attraverso i decenni.
La narrazione è guidata dalla voce di Claire Beauchamp, che nel 1945, durante la sua seconda luna di miele con Frank Randall alla ricerca delle sue origini nel cuore delle Highlands scozzesi, viene misteriosamente "catturata" dal cerchio di pietre di Craigh Na Dun, ritrovandosi nel 1743 in una Scozia sull'orlo della rivoluzione.
Le otto stagioni hanno alternato vette di intensità emotiva a fasi più opache, specialmente nelle battute finali ambientate nelle Colonie della Carolina del Nord. Le prime stagioni europee restano, per distacco, le più avvincenti. Al centro della scena non c'era solo l'amore tra Jamie e Claire, ma l'ombra incombente di Craigh Na Dun. Quando la forza attrattiva del cerchio magico ha iniziato a svanire, anche la serie ne ha risentito, passando dalla tensione del "cambiare la Storia" alla placida (e talvolta statica) conservazione di Fraser’s Ridge. Eppure, sono stati proprio i legami con il XX secolo a mantenere viva l'attenzione, incluse le rivelazioni sulla possibile morte di Jamie a King’s Mountain.
Il Finale: (SPOILER)
La battaglia di King’s Mountain avviene esattamente come predetto nel libro di Frank Randall, riportato dal XX secolo a Claire dalla figlia Brianna. Sappiamo che la Storia è ostica da imbrigliare, ma Jamie vince la sua battaglia, salvo poi essere colpito al cuore da un prigioniero (possibile che non li avessero disarmati?).
A dieci minuti dalla fine, la serie vira bruscamente. Jamie spira tra le braccia di una Claire disperata, ma è qui che la coerenza del personaggio vacilla: Claire, dimenticando la sua indole scientifica e razionale, si aggrappa al corpo esanime del marito per una notte intera: ”Deve solo riposare.”
Mentre un’impercettibile luce blu emana dal suo corpo, assistiamo a un montaggio onirico: il fantasma di Jamie sotto la finestra di Claire nel 1945 e poi Jamie che torna a Craigh Na Dun per toccare la pietra, "chiamando" Claire e innescando l'intero loop temporale in una serie di flash della loro storia. L'ultima sequenza ci mostra i loro corpi distesi: i capelli di Claire ormai bianchi, a conferma di una precedente profezia, quando all'improvviso entrambi riaprono gli occhi. Jamie inala il respiro della vita e cala il sipario.
Si tratta di un finale anomalo, più simile a una chiusura di stagione che di serie. È un finale "aperto" che insinua anche il dubbio di un aldilà condiviso, dove Claire ha dato fondo a poteri da guaritrice quasi divini. Sebbene il "magico" sia sempre stato presente, qui sembra essere usato come un deus ex machina per chiudere i buchi narrativi, piuttosto che per sfidare la logica o aprire nuovi orizzonti. Il fantasma di Jamie risulta più una concessione poetica ai fan che un elemento narrativo.
Restano ancora ombre irrisolte: come il ruolo di Fanny e delle pietre da lei ritrovate che sembrano ammiccare a un potere rimasto inesplorato. Non resta che attendere il decimo e ultimo libro della Gabaldon. Le aspettative, grazie a un finale televisivo così deviante, sono ora più elevate che mai.
Note di visione: Le prime sette stagioni di Outlander sono disponibili su Amazon PrimeVideo, l’ottava è attualmente reperibile su NOW. Una scena a sorpresa scorrerà alla fine del decimo e ultimo episodio dopo i titoli di coda: vediamo sulla scrivania di Diana Gabaldon comparire l’agenda di Claire. Che sia lì a custodire le risposte che lo schermo televisivo ha sacrificato? Informazioni sui libri di Diana Gabaldon, compreso il decimo in fase conclusiva, sono reperibili sul sito ufficiale dell’autrice.






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