Suzanne Vega in concerto e la perfetta fusione fra passato e presente
Il colpo d'occhio alla Sala Verdi del Conservatorio è di quelli delle grandi occasioni: un tutto esaurito che testimonia quanto il legame tra Milano e la cantautrice americana, oggi sessantaseienne, sia rimasto intatto in oltre quarant'anni di carriera. Ad aprire le danze è stata Marlene on the Wall, un tuffo immediato nelle atmosfere del 1985, seguita in quelle di 99.9F° che hanno subito stabilito il tono della serata. Successi ormai ultradecennali sono stati accostati con naturalezza ai nuovi brani dell’ultimo album Flying With Angels.
Il dato più sorprendente resta la tenuta vocale di Suzanne. Chiudere gli occhi ieri sera significava trovarsi di fronte alla stessa precisione cristallina delle incisioni in studio: una voce che non ha perso un briciolo della sua limpidezza narrativa. Suzanne si è dimostrata particolarmente in vena, quasi loquace, trasformando ogni introduzione ai brani in un momento colloquiale e divertente, accorciando le distanze con un pubblico entusiasta composto in gran parte da fan storici.
Sebbene i successi dei primi album restino tatuati nella memoria collettiva, ciò che emerge è la sostanziale continuità della sua impronta musicale. Le nuove composizioni non sfigurano accanto a quelle del passato, segno di una scrittura che è rimasta fedele a se stessa senza diventare nostalgica.
Per questo tour, Suzanne Vega si è avvalsa dell’apporto del chitarrista Gerry Leonard, storico collaboratore di David Bowie, e della violoncellista Stephanie Winters. In alcuni momenti, la chitarra elettrica di Leonard sovrastava la voce di Suzanne; un’amplificazione meno d'impatto avrebbe forse giovato alla pulizia acustica complessiva, ma nulla ha tolto all'intensità della performance.
La serata si è conclusa con ben tre bis, e ne è valsa decisamente la pena: la chiusura è stata affidata a Liverpool, vera e propria pietra preziosa del vasto repertorio dell’artista newyorchese.
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